giovedì 29 settembre 2011

"Te la do io l' America"

"Te la do io l'America", quella che soltanto una foodblogger ti può raccontare, sbirciando nelle panetterie e curiosando nei marketplace, preferendo souvenir come miele e biscotti ai mille prendipolvere che appesantiscono le valigie (e le case) di molti.
CHICAGO
Iniziamo il nostro viaggio da Chicago; parola d'ordine Gino's East
per gustare la Chicago's original deep dish pizza, una pizza/nonpizza dalla forma circolare, cotta in teglia e dalla cosistenza vagamente simile a quella di una quiche con impasto alle patate, anche se di patate non credo che ve ne sia traccia nella ricetta (si lo so, sembra tutto molto strano) . In questo ristorante siamo andati guidati dalla mia carissima amica Cyn, originaria di Indianapolis ma innamorata da sempre di Chicago. Ve lo dico subito, gli americani impazziscono per questa pizza/nonpizza mentre gli italiani sono piuttosto divisi nei giudizi; i miei amici Nicola e Valeria ad es. la giudicano troppo pesante mentre io e il comitato l'abbiamo apprezzata pur trovando il sapore e la consistenza molto diversi da quelli ai quali siamo abituati, decisamente un'ottima nonpizza. Vi consiglio di non fare l'errore di ordinare un deep dish pizza a testa come si farebbe con una normale pizza, noi eravamo in cinque e una teglia è stata più che sufficiente (vi ho detto tutto).
HAWAII
Facciamo un bel salto (decisamente lungo) e approdiamo nelle mitiche Hawaii. Queste splendide isole sono sorprendenti anche dal punto di vista gastronomico; la cucina tradizionale è infatti caratterizzata da sapori e profumi insoliti, non sempre particolarmente appetibili per gli europei, ma indubbiamente dotati di un loro fascino. Ananas, papaya e mango sono irresistibili, ben diversi da quello che troviamo nei nostri supermercati; gli smoothies alla frutta esotica non hanno eguali.
Un'ottima occasione per una full immersion nella cucina del Pacifico può essere rappresentata dalla partecipazione ad un Luau, un evento che prevede oltre alla degustazione di piatti tipici anche la possibilità di assistere a spettacoli danzanti folkloristici che introducono il tema delle diverse portate. Noi siamo stati al Feast at Lele di Lahaina, nell'isola di Maui, posto incantenvole con tramonto da cartolina (incluso nel prezzo).
Ad ogni modo ciò che è davvero buono alle Hawaii è il Sushi, ottimo il ristorante Ocean Sushi a Hilo nella Big Island. Pesce freschissimo, preparazioni realizzate sul momento e prezzi convenienti sono la loro ricetta vincente. Impressionante la quantità di piatti da asporto preparati durante la nostra cena E' risaputo, in genere gli americani non amano cucinare, ma quando ho sentito nello show di Oprah che in una settimana le famiglie americane acquistano mediamente almeno quattro volte cibo take away sono rimasta di sasso.
Vicino alla Punalu'u Black Sand Beach nella Big Island c'è la bakery più a sud di tutti gli Stati Uniti. Peccato che questo ne costituisca l'unico vanto in quanto i prodotti da forno sono a dire il vero piuttosto miseri ed insapore . Divertente (ma non certamente buono) il traditional Hawaiian sweetbread al taro ed alla guava, che gli americani mangiano affogati con sciroppi di vario genere, burro fuso e una spolverata di zucchero a velo giusto per gradire.
Per il dolce ci spostiamo nell'isola di Ohau dove ci attendeno, manco a dirlo, le meravigliose Cheesecake della Cheesecake Factory di Waikiki. Difficile scegliere tra tante proposte, non resta che buttarsi con la consapevolezza che la torta che serviranno al tavolo vicino sembrerà sempre più golosa della vostra. Un consiglio, ordinate una fetta per coppia, mangiarla da soli sarà una mission impossibile per il vostro stomaco.
BOSTON
Ultima tappa del nostro viaggio, come non parlarvi del Faneuil Hall Mareketplace di Boston, un giro del mondo in pochi passi tra asiatici, messicani, italiani e indiani che propongono le rispettive cucine tradizionali fortemente americanizzate. Sembrerebbe tutto molto turistico ma sono molti i bostoniani che scelgono di fare un pasto veloce al F.H. Marketplace (slow food salvaci tu). Ovviamente, io sono stata attratta da quanto di più americano non si poteva trovare, ignorando quella che considero una finta cucina.

Cookies di ogni tipo e dimensione.







Mele glassate con il cioccolato dalle infinite decorazioni.












Improponibili bagel pizza a rischio indigestione,









Non andate via da Boston senza essere passati prima dalla Mike's Pastry, in little Italy ovviamente. Mettete in conto di dover fare un po' di fila, i cannoli di questa pasticceria vanno per la maggiore in città. Una volta acquistati mangiateli subito, la sera purtroppo la loro cialda non sarà più così croccante, il comitato ne sa qualcosa.

SOUVENIR DAL PACIFICO

Questa volta di ritorno dall'america nella mia valigia hanno trovato posto esclusivamente prodotti di origine hawaiana. Quest'inverno scalderanno gli uggiosi pomeriggi con i loro profumi ed i loro sapori ,che spero riescano a rievocare le atmosfere di quei luoghi ormai così lontani, ai quali ho riservato un posto speciale nel mio cuore.

1. Miele e marmellata sono certamente prodotti imperdibili data la peculiarità della vegetazione hawaiana. Fiori di albizia , albero del pane e fiori delle piantagioni di caffe di Kona sono stati la mia scelta, ma altre ancora avrei potuto farne nel negozietto di Mr. Ed, nella Big Island. Qui la (s)cortese commessa vi farà assaggiare quello che più vi incuriosisce e provvederà ad impacchettare i vostri acquisti in modo che non esplodano una volta messi in valigia.
2. Lo zucchero di canna è un'altro prodotto che va per la maggiore alle Hawaii. Nell'isola di Maui c'è un trenino rosso che porta i turisti a visitare le piantagioni di canna da zucchero; io e il comitato gli abbiamo preferito la spiaggia.
3. Le macadamia nuts, una vera scoperta, sopratutto ricoperte di cioccolato (aggiungo io più golosa del comitato che le preferisce nature). Queste che vedete nella foto sono quelle che abbiamo acquistato direttamente da un produttore di Kona nella Big Island, in un piccolo spaccio proprio di fronte alla piantagione, altre ne abbiamo acquistate al supermercato dove c'è solo l'imbarazzo della scelta.
4. Il caffè di Kona. Visitare una delle Farms è sicuramente un'esperienza da fare. Oltre ad una visita guidata delle piantagioni potrete gustare i diversi tipi di caffè che qui vengono prodotti. Noi siamo stati nella Greenwell Farms, una delle fattorie più antiche che ormai sotto il proprio marchio raccoglie diversi piccoli produttori locali che difficilmente riuscirebbero da soli a stare sul mercato. Tra i piccoli produttori che resistono nonostante tutto vi segnalo il Ko Me'ike Ranch; il simpatico proprietario ha un banchetto lungo la strada di Kona, il caffè è molto buono ed i prezzi davvero vantaggiosi.
LIBRI
Non c'è viaggio che non preveda una piccola incursione in libreria. Questa volta ho frugato tra gli scaffali di una libreria vicino Cambridge ed ho scelto questi due volumi:


domenica 7 agosto 2011



venerdì 5 agosto 2011

don't forget me



Unforgettable cantava Nat King Cole nel vecchio giradischi della nonna ed io, bambina dalla sensibilità ahimè precoce, intuivo già la tristezza che lascia nel cuore una lunga separazione.



Indimenticabile....... lui, lei, quel luogo, quel sapore, quell'odore.

Se solo fosse possibile affrontare un'emozione alla volta arginando quest'onda di commozione certamente le cose sarabbero più semplici; purtroppo, invece, ogni addio si somma al precedente ed alla mente riaffiorano le immagini di tutto quello che è stato e che è andato perduto.

Non dimenticarmi amica cara, nonostante quest'oceano di distanza; io non lo farò perchè non posso, non devo e non voglio.



domenica 10 luglio 2011

YOGURT COTTO CON MIELE


Questa deliziosa ricettina fa parte di una piccola raccolta dedicata alla panna cotta che ho acquistato in libreria quando ancora il forno di casa non era andato in letargo. Ora che il ronzio del condizionatore scandisce le ore più calde di questi lunghi pomeriggi di luglio niente appare più desiderabile di queste fresche preparazioni che, per la gioia mia (data l'estrema facilità) e del comitato (data l'estrema golosità), da più giorni provvedo a testare nella cucina del cucchiaino. Come prima proposta ho deciso di postare sul blog questa insolita versione a base di yogurt greco e miele. L'acidità dello yogurt sposa meravigliosamente la dolcezza del miele creando una base perfetta per i vostri coulis preferiti, sempre che prestiate particolare attenzione alle quantità di miele che utilizzerete. Nella versione originale sono prescritti 6 cucchiai di miele per 300 g di yogurt greco, io ho preferito utillizzarne "soltanto" quattro e mi sono ripromessa, dato il risultato particolarmente dolce, di scendere a due la prossima volta.


  • 300 g di yogurt greco (intero)

  • 75 ml di latte intero

  • 4 (2) cucchiai di miele liquido

  • 1,5 fogli di colla di pesce

Ammorbidite la gelatina nell'acqua fredda. In una casseruola portate a una leggera ebolizzione il latte al quale, lontano dal fuoco, unirete la colla di pesce strizzata. Mescolate bene fino a completo scioglimento. Mescolate energicamente lo yogurt ed unite il latte e il miele. Sciaquate sotto l'acqua fredda 4 ciotoline e fatele sgocciolare senza asciugarle (così il composto si staccarà meglio una volta rovesciato). Distribuite il composto nelle ciotoline e ponete il tutto in frigo a rapprendere almeno 5 ore.

venerdì 1 luglio 2011

TORTA CAROTE E NOCI (cook in progress)

La foto di questa torta ha catturato la mia attenzione qualche tempo fa mentre frugavo, come spesso mi capita, tra le riviste di cucina del mio paziente giornalaio (Santo subito!). La presenza dello yogurth nella lista degli ingredienti e l'apporto calorico tutto sommato accettabile mi hanno poi convinto a procurarmi quanto prima tutto il necessario per preparala. Purtroppo ( e per fortuna) giunta a casa ho realizzato l'assenza nella mia dispensa delle prescritte mandorle, stavo dunque per rimandare tutto quando frugando nel cassetto scovo le ultime noci di Sorrento regalatemi dalla mamma non so più quando. Che fare che non fare, sfoglio qualche ricettario per verificare la possibilità di abbinare noci e carote e mi imbatto in una bella ricetta di Donna Hay. Peccato, penso, senza yogurth ma in compenso con l'olio al posto del burro. Sarà per la prossima infornata. Ho dunque preparato la mia torta seguendo la prima ricetta ma sostituendo le mandorle con le noci. Il risultato è stato squisito anche se ovviamente il sapore delle noci risulta predominante rispetto a quello delle carote. Ora sono curiosa di provare la versione originale, vale a dire quella che prevede l'abbinata classica mandorle/carote ma sono altresì curiosa di provare la versione della Hay, sicura che la presdenza dell'olio d'oliva oltre che a garantire leggerezza donerà alla preparazione un piacevole retrogusto rustico.


  • 300 g di carote

  • 200 g di zucchero

  • 200 g di farina 00 (io ho usato della T2)

  • 4 uova

  • 100 g di noci (o mandorle)

  • 100 g di burro

  • 125 g di yogurth bianco

  • 1 bustina di lievito

  • 1 pizzico di sale

  • zucchero a velo

Pulite le carote, grattugiatele e ponetele in uno scolapasta. Tritate le noci, unitele alla farina setacciata con il lievito. Separate i tuorli dagli albumi. Lavorate i tuorli con lo zucchero finchè non diventeranno spumosi. Aggiungente per gradi la farina in modo che il composto non smonti ed ultimate con lo yogurth,il burro ammorbitido e le carote strizzate. In una ciotola a parte montate a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale ed incorporateli delicatamente all'impasto già preparato. Versate il composto in uno stampo imburrato ed infarinato e infornate a 180° per 40' circa. Lasciate raffreddare la torta, sformatela e decorate con dello zucchero a velo prima di servirla.

mercoledì 25 maggio 2011

FRITTELLE DI ZUCCHINE

Chi ama cucinare lo sa, la ricetta preferita è quella che arriverà domani. Nel frattempo, i libri aumentano assieme ai trafiletti di giornalie strappati nelle più svariate sale d'attesa e agli improvvisati foglietti con la ricetta della cugina della mamma dell'amica. Così, con il passare del tempo, l'elenco delle imperdibili diventa sempre più lungo e spesso le voglie del momento prendono il sopravvemto; quella che sembrava essere la ricetta della vita finisce dunque col giacere sconsolata nella vecchia scatola di latta rossa, dove sono riposti tutti i "questa la devo fare!!" che ho detto negli ultimi anni.
Queste frittelle di zucchine hanno atteso più o meno due anni da quando le ho viste per la prima volta sul blog di Tania, Dulcis In Furno; un vero peccato mi verrebbe da dire ora se non fosse che sono già concentrata sui deliziosi libricini scovati l'altro giorno in libreria, le cui ricette chissà quanto attenderanno prima di essere preparate.


  • 600 g di zucchine

  • 50 g di ricotta

  • 100 g di farina

  • 3uova

  • 1 spicchio d'aglio

  • 3 foglie di menta

  • sale e pepe

Grattugiate le zucchine, salatele e ponetele in uno scolapiatti a sgocciolare per 30'. Nel frattempo in una ciotola amalgamate la ricotta con le uove e la farina. Aggiungete la menta e le zucchine, salate e mescolate bene. In una padella soffriggete l'aglio in abbondante olio e, una volta eliminato l'aglio, con l'aiuto di un cucchiaio tuffate l'impasto nell'olio bollente. Friggete l'impasto schiacciandolo con una forchetta in modo che assuma la forma di una frittella. Non appena saranno ben dorate trasferite le frittelle sulla carta assorbente.

domenica 15 maggio 2011

RISOTTO ASPARAGI E ROBIOLA parte seconda

Tempo di asparagi, "approfittiamone" dice il Comitato appassionato del genere, "va bene" rispondo io desiderosa di testare questa diversa versione di un risotto già postato nel maggio del 2009, intrigata dalla possibilità di preparare il brodo con i gambi degli asparagi stessi.
Lo confesso, il brodo è una di quelle cose che difficilmente preparo in casa, purtroppo; ben venga quindi questa ricetta che in poco tempo e con poco sforzo consente di preparare un bel brodetto ad hoc per il nostro risotto.
La ricetta è tratta dallo speciale della Cucina Italiana "Riso e Risotti" (del quale ignoro l'anno). Rispetto all'originale non ho usato il burro e lo zafferano, quest'ultimo sarà forse il protagonista del risotto asparagi e robiola "parte terza".
Dose per 6:


  • 800 g di asparagi

  • 420 g di riso

  • 170 g di robiola

  • 80 g di pecorino

  • 2 scalogni

  • maggiorana

  • vino bianco

  • olio, sale e pepe

Cuocete i gambi degli asparagi con 1,2 L di acqua salata, i scalogno e la maggiorana. Tritate lo scalogno rimasto e fatelo appassire con un filo d'olio. Unite il riso, tostatelo, sfumatelo con il vino bianco e cuocetelo versando poco alla volto il brodo bollente. Verso fine cottura unite le punte d'asparago tagliate a metà per il lungo. Aggiungete i gambi tagliati e mantecate con la robiola ed il pecorino.

venerdì 6 maggio 2011

Vento dal Sud (orecchiette vongole e ceci)


Vento dal Sud giunge nella mia cucina grazie a questo piatto Pugliese che finalmente libera l'ispirazione imbrigliata dai mille pensieri e dai mille cambiamenti che hanno contraddistinto gli ultimi mesi. Vento dal Sud soffia su questi giorni così diversi, a ricordarmi chi sono e chi non devo smettere di essere.



  • 600 g di orecchiette


  • 1,200 kg di vongole


  • ceci lessati


  • 2 spicchi di aglio


  • 10 pomodorini


  • prezzemolo


  • olio, sale e pepe

In una padella con un po' di olio saltate le vongole (ben lavate) in modo che si aprano e conservate il loro brodo (dopo averlo passato). A parte, in un'altra padella, soffriggete l'aglio ed aggiungete i pomodorini tagliati a pezzetti. Allungate con il brodo passato, aggiungete i ceci (già lessati) e lasciate cuocere fin quando il tutto non raggiunge la giusta densità (non troppo asciutta). Unite le vongole, il prezzemolo e le orecchiette cotte al dente. Saltate il tutto qualche istante, pepate e servite.


n.b.: per la buona riuscita della ricetta vi consiglio di non tirare troppo il fondo del condimento in modo che la combinazione orecchiette e ceci non risulti troppo asciutta al palato.

lunedì 10 gennaio 2011

S.O.S. COOKIES


Piccolo promemoria di quello che è avvenuto in casa del cucchiano questo Natale. Poco tempo per infornare, tanti amici da accontentare e la voglia di sempre di stupire con qualcosa di personale; in altre parole "S.O.S. cookies per tutti! "

Ingredienti per un vaso da 1 litro:
  • 250g di farina 00
  • 1/2 bustina di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 pizzico di sale
  • 100g di fiocchi d'avena
  • 200g di gocce cioccolato fondente
  • 100g di zucchero di canna
  • 100g di zucchero semolato
  • 100g di noci tritate

Pulite ed asciugate perfettamente il vaso. Setacciate la farina con il lievito, il bicarbonato ed il sale e ponete il tutto all'interno del vaso battendolo bene sul tavolo in modo che il contenuto si compatti. Aggiungete nell'ordine: fiocchi d'avena, cioccolato, zucchero di canna, zucchero semolato e noci tritate, sempre battendo il vaso sul tavolo e schiacciando il contenuto con le dita in modo che risulti ben pressato. Chiudete il vaso ed applicate le vostre etichette.

ps: s.o.s. cookies è un'idea che gira da diversi anni nella blogosfera, difficile dunque attribuire una paternità; pertanto, posso soltanto indicare di aver fatto riferimento alla bella proposta di Cindystar

giovedì 25 novembre 2010

FROLLINI ALLA CAROTA (la teoria del meglio senza che con)

Non è la prima volta che mi pronuncio su questo blog a favore dell'esemplificazione di certe ricette che appaiono fin dalla prima lettura troppo cariche di ingredienti; una convizione questa che con il tempo è divenuta prima un' abitudine per poi passare ad essere consacrata nella teoria del "meglio senza che con". Questi frollini alla carota della Chovanova avrebbero dovuto essere realizzati con una bustina di zucchero vanigliato ed un cucchiaino di zenzero in polvere, con buona pace della nostra carota rilegata così al ruolo di semplice comparsa. Grazie alla teoria del "meglio senza che con" fortunatamente ciò non è accaduto ed ho così preparato dei frollini effetivamente al sapore di carota, di per sè già particolari senza l'aggiunta di zenzero o zucchero vanigliato. Quest'ultimo ingrediente è in realtà del tutto assente nella mia dispensa data la mia avversione per gli aromi artificiali. Con il tempo ho imparato a prendere le distanze anche dalla vanillina per quel retrogusto chimico che lascia nella bocca, sopratutto nella preparazione della frolla. Meglio dunque utilizzare direttamente le stecche di vaniglia i cui prezzi proibitivi spingono molti ad acquistarne in quantità su internet.
  • 220 g di farina 00
  • 150 g di burro
  • 80 g di zucchero
  • 170 g di carote grattugiate
  • 1/2 bustina di lievito per dolci

Lavorare il burro e lo zucchero fino ad ottenere un composto morbido. Aggiungere le carote grattugiate, la farina ed il lievito. Lavorare gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio. Avvolgere l'impasto nella pellicola e lasciare riposare in frigo. Stendere l'impasto, ritagliare i biscotti e disporli su una placca rivestita con carta forno. Infornare a 180° per 12 minuti circa.

giovedì 18 novembre 2010

CASTAGNACCIO

Direttamente dall'alto Mugello ecco la ricetta del castagnaccio, dolce del quale ignoravo completamente l'esistenza prima di incontrare il comitato. La ricetta è di mia cognata Francesca, parzialmente riveduta per quanto riguarda le quantità di uvetta e pinoli (io ne uso meno)e la
preparazione dello stampo che Francesca imburra ed infarina mentre io preferisco rivestire con carta forno.
La prova del nove è stata superata quando il mio amico Danilo, romagnolo doc, assangiando il mio castaganaccio ha esclamato "mi sembra di ritornare bambino, ma se non ricordo male la mia mamma non usava il rosmarino". Danilo non sbaglia, la versione del castagnaccio con il rosmarino è infatti tipica della Toscana mentre in Romagna questo ingrediente è assente ("purtroppo", aggiunge il comitato).
A voi la scelta.
  • 250g di farina di castagne
  • 1 cucchiaio di olio d'oliva
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 40g di uvetta
  • 20g di pinoli
  • rosmarino
  • sale

In una ciotola ponete la farina setacciata,un cucchiaio di olio ed un pizzico di sale. Aggiungete tanta acqua tiepida quanto basta ad ottenere una pastella densa. Mescolate bene fino a sciogliere tutti i grumi. Rivestite uno stampo (diametro 24 cm) con la carta forno bagnata e strizzata. Spennellate sulla carta forno un po' di olio e versate il composto nello stampo. Guarnite con l'uvetta (ammollata e strizzata) i pinoli ed il rosmarino. Infornate a 180° per 40' circa. Lasciate raffreddare bene prima di servire.

lunedì 15 novembre 2010

GNOCCHETTI SARDI CON SPINACI E SPECK

Una dispensa vuota e nessuna voglia di fare la spesa. Scovo nel congelatore degli spinaci e dei dadini di speck. Che fortuna, la cena è risolta. Questa rassicurante pigra domenica può continuare sfogliando i miei libricini in cerca di ricette per i biscotti di Natale. La coperta rossa, il mio tè alle mele ed il buon vecchio Sinatra mi fanno compagnia, mentre il marito arrabbiato cerca inutilmente di ricaricare la tessera per vedere la partita .............Uomini!..........("e comunque liberi di scegliere").

  • gnocchetti sardi
  • spinaci
  • dadini di speck
  • pomodorini
  • parmigiano
  • aglio
  • olio d'oliva
  • olio santo (vale a dire olio aromatizzato al peperoncino)
In una padella soffriggete l'aglio e lo speck. Aggiungete prima i pomodorini e poi gli spinaci (che io ho scongelato qualche minuto nel microonde). Salate e lasciate cuocere. Lessate gli gnoccheti, scolateli e saltateli con gli spinaci. Insaporite con una generosa manciata di parmigliano e, se gradito, con qualche goccia di olio santo.

martedì 9 novembre 2010

SFORMATINO DI CAVOLFIORE


Ecco la ricetta di uno sformato facile e di effetto, sopratutto se presentato in cocottine monodose come queste. Il mio consiglio è di gustare lo sformato tiepido; freddo o troppo caldo perde tutte le sfumature che lo contraddistinguono. Io lo preparo sempre con un certo anticipo e mi limito a scaldarlo nel micronde prima di servirlo perchè, sarà una mia impressione, un po' di riposo contribuisce a donargli il giusto equilibrio. Le dosi indicate sono per 16 cocottine.
  • 1kg di cavolfiore
  • 320 g di emmentaler
  • 8 uova
  • 240 g di burro
  • 160 g di farina 00
  • 800 ml di latte intero
  • sale e pepe

Riducete il cavolfiore in cimette e lessatele per 20 minuti. Trascorso questo tempo scolate il cavolfiore e schiacciatelo con una forhetta. Fondete il burro in un grande tegame, unite la farina e mescolate bene fino ad ottenere una cremina densa (senza grumi). Versare il latte caldo nella cremina e lasciate cuocere per 10 minuti, continuando a mescolare. Spegnete il fuoco ed aggiungete l'emmentaler grattuggiato, il sale, il pepe ed infine le uova leggermente sbattute ed il cavolfiore. Imburrate le cocottine e riempitele con il composto, infornate a 180° per 30 minuti. Servite lo sformato tiepido.

(tratto da: "Verdure per tutte le stagioni" Food Editore)

lunedì 8 novembre 2010

CIPOLLA ROSSA DI ACQUAVIVA AL FORNO (il felice incontro dei diversi)

Come promesso ecco la cipolla rossa di Acquaviva al forno. Ricetta facile e saporita che ho servito accompagnata da una ciotola di riso basmati, ma che sarebbe stata ancor più ben pensata se fosse stata di cous cous. Credo così di aver realizzato la metafora perfetta di quello che ritengo debba essere la strada percorribile in una società sempre più multietnica. Non capisco perchè quando si affrontano queste tematiche l'unica soluzione sembrerebbe quella di un impoverimento generale, togliere anzichè sommare. Facciamo l'esempio della tanto contestata presenza del crocifisso nelle scuole nonchè della parimenti contestata ora di religione(premettendo che io purtroppo non sono tra coloro che sono stati toccati profondamente dal dono della fede); perchè questa necessità di togliere piuttosto che aggiungere?
Mi sono posta questa domanda sopratutto con riferimento alle scuole elementari e medie, nelle quali i periodi delle festività religiose, come il Natale, sono vissute con gioia e sopratutto creatività. Trovo molto triste privare i bambini dell'esperienza di raccontare con cartoncini, lavoretti di colla e letterine le belle tradizioni che si celano dietro questa festa che nelle case è ormai vissuta all'insegna del consumismo. Ritengo che sarebbe molto più giusto fare lo stesso con le altre festività dei bambini stranieri che sempre più riempono le aulee di un paese come il nostro afflitto da un tasso di natività bassissimo. Aggiungere dunque e non sotrarre.
Gli insegnanti di religione cattolica e la scuola in generale dovrebbero avere la sensibilità, nonchè la cultura (sinonimo di apertura) di insegnare che nel mondo ci sono popoli con tradizioni diverse che, se improntate sul rispetto di quei principi di universali di tutela dell'individuo e della sue libertà personali, non minacciano in alun modo la nostra "Italianità" ma anzi costituiscono momenti di riflessione e confronto che possono soltanto arricchire e non certamente spogliare, non si sa bene poi di cosa. Sono convinta che questo sia il modo più giusto per crescere chi sempre più sarà obbligato a confrontarsi con il "diverso", aggettivo che una buona volta bisognerebbe smettere di vestire con sfumature negative .
Così mentre c'è chi parla di divisioni e di visionarie terre Padane io, che vado ben oltre al sentirsi Italiani considerandomi cittadina Europea, faccio una gran fatica a mantere atteggiamenti di chiusura, nonostante il puzzo di fritto della cucina delle ragazze Ucraine del primo piano e la rumorosità dei bellissimi ragazzi Tunisini del palazzo di fronte; ma queste sono solo bagarre da condomio.

  • cipolle
  • pomodorini
  • formaggio filante
  • origano
  • olio
  • sale

Pulite le cipolle e incidetele a croce. Sistemate le cipolle in tegami di terracotta con attorno i pomodorini tagliati. Condite con olio sale ed origano e inserite nei tagli il formaggio. Aggiungete un po' di acqua, coprite con la carta stagnola ed infornate a 200° per 1h circa. Fate attenzione a che l'acqua non si asciughi troppo durante la cottura onde evitare che le cipolle si brucino. Servite lecipolle ancora calde.

giovedì 28 ottobre 2010

QUICHE CON CIPOLLA ROSSA DI ACQUAVIVA (i sapori dolci del salone del gusto 2010)

Quest'anno al salone del gusto il mio carrello della spesa è stato riempito sopratutto dalle cipolle, quella rossa di Acquaviva e quella bianca di Giarratana. Iniziamo con la cipolla di Acquaviva rinomata per la sua dolcezza e riconoscibile per la sua tipica forma a disco, spesso 2-3 cm, lungo una spanna e con un peso di 500g circa. Il signore che me le ha vendute mi ha suggerito di mangiarle crude dopo un ammollo di 3/4 ore, condite con olio, sale ed un goccio di aceto. Purtroppo il comitato così non le digerisce, ho quindi optato per una classica quiche anche se non mancheò di provarle nelle versioni zuppa e al forno, sempre consigliate dal simpatico signore Pugliese.
Dunque una quiche; per prepararla ho tagliato a fette piuttosto spesse la mia "cipodda" in modo che al palato si presentasse dolce e carnosa; ho aggiunto delle pancetta, scelta suggerita dalla consapevolezza di fare cosa gradita al comitato; ed ho infine optato per il formaggio a pasta filante, poichè la panna ed il formaggio fresco sono finiti da un pezzo e non mi ricordo mai di ricomprarli.
Il caso ha dunque contribuito alla realizazzione di questa ricetta, approvata a pieni voti da un comitato sempre più viziato e che sempre più mi piace viziare, senza però impazzire troppo in cucina .

per la frolla salata:
  • 2oo g di farina
  • 100 g di burro
  • 1 tuorlo
  • sale
  • acqua fredda q.b

per il ripieno:

  • 500 g di cipolle rosse di Acquaviva
  • 2 uova
  • 125 ml di latte
  • 110 g di formaggio a pasta filante
  • 125 g di pancetta a cubetti
  • olio, sale

Preparate la frolla salata lavorando la farina ed il burro con la tecnica dello sfarinato. Aggiungete il sale, l'uovo e l'acqua fredda, lavorando gli ingredienti il tempo strettamente necessario ad ottenere un impasto ben amalgamato . Avvolgete l'impasto nella pellicola e lasciatelo riposare in frigo almeno 30 minuti. Affettate la cipolla e lasciatela stufare in un tegame con 2 cucchiai d'olio ed un mestolino di acqua calda. Sbollentate la pancetta per qualche minuto.In un recipiente sbattete le uova ed amalgamatele con il latte, il formaggio a pasta filante (sminuzzato con la grattuggia a fori larghi) e la pancetta; correggete di sale. Stendete l'impasto e foderate con lo stesso lo stampo (unto ed infarinato). Disponete sul fondo le cipolle (ben sgocciolate) e versate sulle stesse il composto di uova, latte e formaggio. Infornate a 220° e lasciate cuocere 45 minuti circa.

mercoledì 27 ottobre 2010

Il retrogusto amaro del salone del gusto 2010

Ci sono delle occasioni in cui all'uscita del cinema, ascoltando i pareri degli altri, si ha come l'impressione di avere assistito alla proiezione di un'altro film. Il salone del gusto è terminato e tutti sembrano entusiasti dell'esperienza vissuta e impazienti di ripeterla il prossimo anno. Io non riesco ad unirmi al coro per una serie di considerazioni che mi hanno lasciato l'amaro in bocca. Già prima della mia partenza per Torino mi interrogavo su come e quanto "la crisi" si sarebbe fatta sentire; certamente immaginavo un ridimensionamento del tono generale, ma mai mi sarei aspettata di assistere a delle differenze così nette e profonde tra chi nella manifestazione non solo ha potuto ma ha anche voluto e saputo investire e chi invece ha fatto semplicemente registrare la presenza. Per farla breve vi dirò subito che il mio disappunto è determinato da come la Campania (NON) è stata rappresentata al salone del gusto, una regione la cui varietà gastronomica ha pochi eguali in Italia, miseramente riassunta negli stand torinesi da pasta pomodoro e mozzarella.
Mentre il l calendario degli appuntamenti slow-food campania e dell'aria pasta Garofalo prevedevano eventi certamente interessanti ma ristretti a determinati giorni ed orari, lo stesso impegno non si è avuto nell'organizazzione dell'aria mercato, l'importante vetrina alla quale tutti i visitatori accedono con la voglia e la curiosità di provare tutto quello che è in esposizione.
Mi monta una rabbia nello stomaco se penso allo stand della pasticceria campana; quattro cabaret di dolci che sembravano usciti dal forno della zia per la festa di compleanno della nipote. Che dire poi dell'assenza dei prodotti della mia città, Benevento, il cui torrone sta per ottenere l'Igp e il cui liquore Strega non riesce a superare la fama regionale.
Un'altra oppurtunità mancata da una classe dirigenziale che con la storia della crisi cerca di giustificare una mediocrità che impera da sempre.
Non so dirvi se le stesse mancanze si sono registrate anche nello spazio Enoteca, nonostante io adori il vino (sono all'ultimo anno di corso per sommelier) non me la sono sentita di andare, la tristezza era troppa ed il tempo era poco.
Voglio immaginare che il Taurasi, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo l'abbiano fatta da padrone, che non si siano fatti intimorire dal luccichio di chi ha più risorse e dalla spocchia di chi del sud non ha capito niente o non vuole far capire niente per raccogliere facili consensi.Voglio immaginare che qualcuno capisca che il turismo eno-gastronomico è la risorsa più importante, l'unica possibile per un territorio sul quale nessuno vuole più investire. Voglio immaginare che un domani si smetta di lottare per l'essenziale quotidiano e si inizi a (ri)costruire per il futuro.