mercoledì 27 ottobre 2010

Il retrogusto amaro del salone del gusto 2010

Ci sono delle occasioni in cui all'uscita del cinema, ascoltando i pareri degli altri, si ha come l'impressione di avere assistito alla proiezione di un'altro film. Il salone del gusto è terminato e tutti sembrano entusiasti dell'esperienza vissuta e impazienti di ripeterla il prossimo anno. Io non riesco ad unirmi al coro per una serie di considerazioni che mi hanno lasciato l'amaro in bocca. Già prima della mia partenza per Torino mi interrogavo su come e quanto "la crisi" si sarebbe fatta sentire; certamente immaginavo un ridimensionamento del tono generale, ma mai mi sarei aspettata di assistere a delle differenze così nette e profonde tra chi nella manifestazione non solo ha potuto ma ha anche voluto e saputo investire e chi invece ha fatto semplicemente registrare la presenza. Per farla breve vi dirò subito che il mio disappunto è determinato da come la Campania (NON) è stata rappresentata al salone del gusto, una regione la cui varietà gastronomica ha pochi eguali in Italia, miseramente riassunta negli stand torinesi da pasta pomodoro e mozzarella.
Mentre il l calendario degli appuntamenti slow-food campania e dell'aria pasta Garofalo prevedevano eventi certamente interessanti ma ristretti a determinati giorni ed orari, lo stesso impegno non si è avuto nell'organizazzione dell'aria mercato, l'importante vetrina alla quale tutti i visitatori accedono con la voglia e la curiosità di provare tutto quello che è in esposizione.
Mi monta una rabbia nello stomaco se penso allo stand della pasticceria campana; quattro cabaret di dolci che sembravano usciti dal forno della zia per la festa di compleanno della nipote. Che dire poi dell'assenza dei prodotti della mia città, Benevento, il cui torrone sta per ottenere l'Igp e il cui liquore Strega non riesce a superare la fama regionale.
Un'altra oppurtunità mancata da una classe dirigenziale che con la storia della crisi cerca di giustificare una mediocrità che impera da sempre.
Non so dirvi se le stesse mancanze si sono registrate anche nello spazio Enoteca, nonostante io adori il vino (sono all'ultimo anno di corso per sommelier) non me la sono sentita di andare, la tristezza era troppa ed il tempo era poco.
Voglio immaginare che il Taurasi, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo l'abbiano fatta da padrone, che non si siano fatti intimorire dal luccichio di chi ha più risorse e dalla spocchia di chi del sud non ha capito niente o non vuole far capire niente per raccogliere facili consensi.Voglio immaginare che qualcuno capisca che il turismo eno-gastronomico è la risorsa più importante, l'unica possibile per un territorio sul quale nessuno vuole più investire. Voglio immaginare che un domani si smetta di lottare per l'essenziale quotidiano e si inizi a (ri)costruire per il futuro.

4 commenti:

Federica Rossi ha detto...

Non posso non intervenire quando nel mio blog ho parlato più di una volta dei mali della nostra comune terra. Sono stanca anche io della mozzarella di bufala. Che, tra l'altro, si accaparra anche buona parte dei fondi regionali per la promozione turistica del territorio. Come se non producessimo altro. o forse è perché siamo davvero un branco di bufali allo stato brado. Qui ci sarebbe altro, tanto altro. Cose che altrove se le sognano e, se le hanno, ne fanno un monumento in ogni piazza della regione...
Immagino la pessima figura. D'altra parte, qualche anno fa, io andai a Vinitaly e il padiglione della Campania, fatto da Gae Aulenti, era tristissimo. Forse avranno speso tutti i soldi per pagare la famosa architetto, ma gli stand sembravano mono-loculi, volutamente tutti uguali, senza nessuna personalizzazione. E, infatti, era anche uno dei padiglioni meno frequentati. Ma scherziamo?

Sara ha detto...

Che sBronzi.

emidiomansi ha detto...

Se posso aggiungere lo stand del caffe' piemontese che apriva lo spazio della campania e' stata la mazzata finale...
Lo sapevamo per questo abbiamo cercato di regalare quanto piu' spazio potevamo alle comunita' del cibo campane. Mi spiace per non aver potuto organizzare gli appuntamenti da noi in maniera piu' aperta, ma immaginerai, se sei stata al salone, che sarebbe stato un delirio... :-)

Emidio - Pasta Garofalo

Sara ha detto...

Emidio, anche se fosse stato fattibile organizzare gli appuntamenti da voi in maniera più aperta (cosa che condivido sarebbe stata improponibile) è forse giusto pretendere che una sola azienda si attivi per sopperire a quelle che sono state le mancanze di molti?! Non credo proprio, anche perchè la nota dolente al salone del gusto è stata rappresentata non soltanto dalla mancanza di proposte interessanti nello spazio mercato ma addirittura dalla assenza di aziende che, come la vostra, avrebbero potuto e dovuto sfruttare l'importante vetrina del salone del gusto per conquistare spazi in un mercato non esclusivamente regionale. Io sono campana, puoi dunque ben capire cosa rappresenti per me la "nostra" pasta anche da un punto di vista affettivo. Detto questo però non accetto che la gastronomia campana sia riassunta in pasta, pomodoro e mozzarella. Se altre aziende campane avessero proposto soltanto la metà di quanto da voi realizzato al salone del gusto non avrei avuto nulla da "denunciare". Purtroppo le cose sono andate diversamente ed io non posso non prendermela anche con quelle amministrazioni che non sanno capire quali sono gli appuntamenti ai quali non mancare.