lunedì 8 novembre 2010

CIPOLLA ROSSA DI ACQUAVIVA AL FORNO (il felice incontro dei diversi)

Come promesso ecco la cipolla rossa di Acquaviva al forno. Ricetta facile e saporita che ho servito accompagnata da una ciotola di riso basmati, ma che sarebbe stata ancor più ben pensata se fosse stata di cous cous. Credo così di aver realizzato la metafora perfetta di quello che ritengo debba essere la strada percorribile in una società sempre più multietnica. Non capisco perchè quando si affrontano queste tematiche l'unica soluzione sembrerebbe quella di un impoverimento generale, togliere anzichè sommare. Facciamo l'esempio della tanto contestata presenza del crocifisso nelle scuole nonchè della parimenti contestata ora di religione(premettendo che io purtroppo non sono tra coloro che sono stati toccati profondamente dal dono della fede); perchè questa necessità di togliere piuttosto che aggiungere?
Mi sono posta questa domanda sopratutto con riferimento alle scuole elementari e medie, nelle quali i periodi delle festività religiose, come il Natale, sono vissute con gioia e sopratutto creatività. Trovo molto triste privare i bambini dell'esperienza di raccontare con cartoncini, lavoretti di colla e letterine le belle tradizioni che si celano dietro questa festa che nelle case è ormai vissuta all'insegna del consumismo. Ritengo che sarebbe molto più giusto fare lo stesso con le altre festività dei bambini stranieri che sempre più riempono le aulee di un paese come il nostro afflitto da un tasso di natività bassissimo. Aggiungere dunque e non sotrarre.
Gli insegnanti di religione cattolica e la scuola in generale dovrebbero avere la sensibilità, nonchè la cultura (sinonimo di apertura) di insegnare che nel mondo ci sono popoli con tradizioni diverse che, se improntate sul rispetto di quei principi di universali di tutela dell'individuo e della sue libertà personali, non minacciano in alun modo la nostra "Italianità" ma anzi costituiscono momenti di riflessione e confronto che possono soltanto arricchire e non certamente spogliare, non si sa bene poi di cosa. Sono convinta che questo sia il modo più giusto per crescere chi sempre più sarà obbligato a confrontarsi con il "diverso", aggettivo che una buona volta bisognerebbe smettere di vestire con sfumature negative .
Così mentre c'è chi parla di divisioni e di visionarie terre Padane io, che vado ben oltre al sentirsi Italiani considerandomi cittadina Europea, faccio una gran fatica a mantere atteggiamenti di chiusura, nonostante il puzzo di fritto della cucina delle ragazze Ucraine del primo piano e la rumorosità dei bellissimi ragazzi Tunisini del palazzo di fronte; ma queste sono solo bagarre da condomio.

  • cipolle
  • pomodorini
  • formaggio filante
  • origano
  • olio
  • sale

Pulite le cipolle e incidetele a croce. Sistemate le cipolle in tegami di terracotta con attorno i pomodorini tagliati. Condite con olio sale ed origano e inserite nei tagli il formaggio. Aggiungete un po' di acqua, coprite con la carta stagnola ed infornate a 200° per 1h circa. Fate attenzione a che l'acqua non si asciughi troppo durante la cottura onde evitare che le cipolle si brucino. Servite lecipolle ancora calde.

3 commenti:

stefania ha detto...

Un piatto succulento, bravissima per questa particolare cipolla .. mi metto in cerca ! ciao

Anonimo ha detto...

3 righe di ricetta (da asilo infantile) per una pagina di introduzione di fatti tuoi che non interessano a nessuno.
Spero che la Fede ti tocchi a me le cipolle piacciono con la polenta e la bagna caoda, non col cuscus

Sara ha detto...

Anonimo certamente non era nelle tue intenzioni ma il tuo commento mi ha divertito.

Hai ragione, la ricetta è da asilo infantile; quasi tutte le mie ricette lo sono, è questo il bello.

Hai ragione, scrivo spesso di fatti miei che non interessano nessuno, ma sai, il blog è mio e lo uso un po' come mi pare; è questo il bello.

Adoro il cous cous ;)